Abitare la città

05/09/2013
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Presiede Dott.ssa Paola Stroppiana, già Presidente dell’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (AGESCI)

Introduce Prof. Luigi Fusco Girard, Ordinario di Economia Ambientale, Università Federico II di Napoli
Verbalizza Prof.ssa Stefania Proietti, Professore di Economia, Università di Perugia
» Introduzione all’Assemblea tematica
» Sintesi dei lavori dell’Assemblea tematica

Dal Documento Preparatorio
Un primo dato significativo è che la percentuale della popolazione mondiale che abita in aree urbane è in costante aumento: nel 1800 solo il 2% della popolazione mondiale viveva in città, nel 1950 la percentuale era salita al 30% e oggi abbiamo superato il 50%. Non si tratta evidentemente di contrastare un fenomeno che rispecchia un trend storico che pare irreversibile, ma piuttosto di comprendere come rapportarsi ad esso in modo attivo e creativo, per evitare che si traduca in una crescita della povertà e della disumanizzazione. Le nostre città sono anche luoghi di esperienza della differenza e del pluralismo, di concentrazione della conoscenza, di innovazione tecnologica e sociale, di esperienze che generano giustizia, conoscenza e fraternità.
L’abitare riflette inevitabilmente anche le modificazioni del tessuto sociale e culturale. Le forme dell’abitare sono in continua evoluzione: un tempo la casa era un dato, un sito naturale che ospitava la famiglia e il suo futuro, rappresentando per questo un elemento di stabilità. Oggi dove, come e con chi abitare sono delle variabili che spesso mutano nel corso dell’esistenza. La flessibilità e la precarietà che caratterizzano il lavoro si riflettono infatti sulle pratiche abitative: assistiamo così al ritorno di forme di coabitazione per fronteggiare le spese, al fenomeno per cui molti giovani, per mancanza di un lavoro stabile, rimangono ad abitare nella casa di famiglia. La relazione tra casa e famiglia, inoltre, è caratterizzata dall’indebolimento dei legami familiari, dall’allungamento della vita, da forme di abitare legate a usi e costumi delle famiglie immigrate.
Le abitazioni diventano sempre più piccole, a dimensioni unicellulari o mini-familiari. Tutto ciò crea non poche difficoltà per famiglie che vogliono essere aperte alla vita, e che hanno diritto ad abitare una casa senza incorrere in costi proibitivi.
Per la riflessione – Come la famiglia, che vive sul territorio, può divenire un soggetto sociale capace di influire sulle politiche urbanistiche e abitative?

Introduzione-7-Girard

sintesi-7-Stroppiana